Il figlio non riconosciuto dal padre ha diritto al risarcimento del danno esistenziale, la mamma al rimborso delle spese per la crescita ed educazione del figlio..

Il caso è quello di una madre che chiede al Tribunale la dichiarazione giudiziale della paternità della figlia, oggi ultra ventenne. Riconosciuta giudizialmente la paternità, dopo tre gradi di giudizio, il padre viene condannato a pagare alla madre della ragazza  la somma di euro 216 mila a titolo di rimborso pro quota di tutte le spese (scolastiche, mediche, ludiche etc) affrontate per la crescita ed educazione della figlia e ciò anche in considerazione della capacità economica del suddetto padre, un medico. Non solo, il padre viene altresì condannato a pagare in favore della figlia la somma di euro 25 mila a titolo di risarcimento del così detto danno esistenziale ex art. 2059 del codice civile.

Per inciso evidenziamo che il danno esistenziale è quel danno derivante dallo sconvolgimento nella esistenza di una persona determinato da terzi, che comporta una alterazione nel rapporto con gli altri, sia all’interno del nucleo familiare che fuori,  con scelte di vita diverse. Tale sconvolgimento, pur non portando ad un danno fisico (danno biologico), porta ad una evidente alterazione comportamentale, così che il soggetto danneggiato fa delle scelte diverse da quelle che avrebbe fatto in assenza di un tale danno. La giurisprudenza è oramai quasi consolidata nel riconscere tale tipo di danno accanto a quello biologico.

Nel caso in esame la Corte di Cassazione, con ordinanza del 21 Febbraio 2018 (n. 4208), ha evidenziato che il danno esistenziale si può presumere e non richiede prove specifiche. Esso deriva dal fatto che la ragazza è stata privata dell’amore e della presenza di un genitore, che non l’ha voluta riconoscere, venendo così meno ai doveri di educazione, crescita ed istruzione dei figli, garantiti dalla Costituzione. Per tale ragione egli deve essere condannato a risarcire la figlia del danno esistenziale cagionatole a causa della violazione dei suoi doveri paterni e solo per il fatto di esser stato volutamente assente dalla sua vita.

Il caso porta ad una importate riflessione. La figura paterna è importante tanto quella materna. Entrambi i genitori hanno il dovere di educare e crescere la prole e la violazione di tale dovere (costituzionalmente previsto) comporta un grave danno a carico dei figli, quello esistenziale appunto. Ecco quindi che il padre che non voglia riconscere il figlio, nonostante la certezza di essere il genitore biologico, oltre alle conseguenze di ordine morale, del tutto personali, potrebbe subire poi le conseguenze di una azione successiva della madre o anche direttamente del figlio divenuto maggiorenne, con condanna non solo al rimborso delle spese per la crescita del figlio, ma anche al risarcimento del danno biologico.

Roma 27 febbraio 2018

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