Il Consultorio Familiare

Non tutti sanno che esistono luoghi sanitari, istituzionalmente forniti dalle ASL, dove è possibile accedere senza la prescrizione medica e a titolo completamente gratuito.
Questi luoghi, nati negli anni settanta, si chiamano Consultori Familiari e nascono con l’obiettivo d’intervenire in sostegno alla famiglia e al singolo.
Se ne trovano in ogni municipio di residenza.
Uno dei ruoli più importanti del Consultorio riguarda l’accompagnamento alla genitorialità. E’ possibile dunque accedere a corsi di accompagnamento alla nascita, a controlli e visite ginecologiche sulla salute in gravidanza, a consulenze ostetriche e visite pediatriche .
Ma è anche possibile richiedere consulenze psicologiche e sociali sull’orientamento e sostegno in caso d’interruzione di gravidanza o in caso d’infertilità e ancora prescrizione di contraccettivi e informazioni sulle procedure per l’adozione e l’affido familiare.
Possono accedere dunque, non solo coppie che desiderano o aspettano un figlio, ma anche adolescenti , genitori, donne con gravidanze indesiderate o in menopausa.
L’aspetto a nostro parere più avvincente ed interessante è che in queste strutture tutto il personale agisce e lavora in un’ottica preventiva ,di promozione ed educazione alla salute…Si può accedere non solo in caso di malattia ma soprattutto nei casi di benessere.
Ce ne sono alcuni che funzionano molto bene e quando se ne varca la soglia si ha la sensazione, fin da subito, di essere entrato in un ambiente davvero accogliente e “familiare”…

Cosa è il bullismo.

Tanto si è parlato, negli ultimi anni, di un fenomeno complesso ed articolato quale è il bullismo .
Si sono scritti libri, articoli e lavori specialistici, sono stati fatti progetti nelle scuole, campagne di sensibilizzazione per i genitori ed insegnanti, dibattiti e convegni. Eppure, ad oggi, oltre all’aumento del fenomeno che ormai coinvolge tutti i ceti sociali, ancora si fa confusione quando se ne parla, spesso confondendo il bullismo con la cattiva educazione o con il reato vero e proprio.
Vediamo nel dettaglio e in breve di cosa si tratta.
Bullismo viene dalla parola inglese “bullying” e ha delle caratteristiche precise.
E’ intenzionale: gli atti del bullo sono aggressivi ed egli intenzionalmente desidera danneggiare la vittima.
E’ripetitivo: ossia è un comportamento duraturo nel tempo, non si esaurisce in un singolo atto comparso durante un litigio.
E’ organizzato: il bullo pianifica i suoi comportamenti disfunzionali affinchè possa colpire la vittima .
Si stabilisce in una relazione in cui i ruoli appaiono rigidi ed immodificabili: il bullo è sempre bullo e la vittima è sempre la vittima.
Esiste uno squilibrio di forze sia fisiche che psichiche tra aggressore e vittima. Si assiste ad un vero e proprio abuso di potere.
A volte le azioni del bullo sono facili da riconoscere altre volte meno.
Esistono infatti azioni indirette come isolare un compagno, ignorarlo, parlare male di lui. Ed azioni dirette come riprendere un compagno con il telefonino e poi diffondere il video, colpirlo fisicamente, minacciarlo.
Altro aspetto spesso sottovalutato è che il bullo non agisce mai da solo, ha sempre bisogno di diverse figure per compiere i suoi gesti: le vittime, gli spettatori, gli aiutanti del bullo e via dicendo.
Da questo si evince che il bullismo è un fenomeno che esprime un disagio relazionale , dove tutti sono coinvolti..L’accento non può essere posto solo su uno degli attori coinvolti.
Se non si riflette su quest’ultimo punto il rischio è di cadere nella logica punitiva. Di colpire il più forte , ammesso che lo sia, secondo un’ottica moralistica, che non solo non aiuta a risolvere il problema, ma non fa altro che amplificarlo.
Spostando invece la riflessione sull’idea che ogni sintomo è un appello, espressione di un disagio, ci poniamo già in un’ottica di cambiamento.

LE NUOVE REGOLE IVA PER IL COMMERCIO ELETTRONICO

Il 27 marzo 2015 il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo che ha recepito la direttiva Europea 2008/8/CE in materia di territorialità IVA relativa a prestazioni di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici rese nei confronti di committenti non soggetti passivi d’imposta. L’operatività della norma è tuttavia subordinata all’approvazione di un decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze.
In poche parole le nuove norme riguardano il commercio elettronico così detto diretto cioè relativo alla cessione di beni e servizi virtuali, venduti appunto tramite web o smartphone o tablet.
Per il commercio elettronico diretto, quindi, a partire dal corrente anno, i servizi diventano territorialmente rilevanti ai fini IVA nello stato comunitario ove si trova il committente e cioè nello stato in cui chi ordinai servizi o beni ha la residenza o il domicilio.
Secondo le nuove disposizioni pertanto tutti gli operatori che vendono beni o prestano servizi virtualmente a soggetti privati comunitari si dovranno identificare ai fini IVA nello stato membro del consumatore.
Dal 1° gennaio 2015 è stato istituito un regime opzionale detto “mini one stop shopping” (MOSS), disciplinato dagli artt. 74 sexies e 74 septies del DPR 633/72, con lo scopo di superare le difficoltà nascenti dalle nuove norme.
Il regime opzionale permette ai prestatori di servizi di dichiarare in un unico Stato comunitario le prestazioni rese nei confronti dei consumatori residenti nei territori dell’Unione Europea e di versare l’imposta applicata in ciascuno di essi. Gli operatori domiciliati o residenti al di fuori dell’Unione Europea potranno esercitare tale opzione purchè abbiano una stabile organizzazione in Italia.
Pertanto, esercitando tale opzione, l’operatore potrà identificarsi ai fini IVA in un solo stato comunitario ma potrà assolvere l’imposta nei singoli paese del consumo.
Sarà poi l’Amministrazione finanziaria ricevente ad avere l’onere di suddividere l’imposta complessiva in relazione alla residenza dei singoli consumatori.
E’ prevista l’applicazione di una sanzione pari all’imposta dovuta nello Stato che procede all’accertamento in caso di omessa o tardiva dichiarazione.
I fornitori Italiani avranno l’onere di conservare i documenti giustificativi per i 10 anni successivi alle varie operazioni.
Il decreto inoltre modifica l’art. 22 del DPR 633/1972, per cui l’emissione della fattura non è obbligatoria se non richiesta dal cliente per le imprese italiane che forniscono servizi di telecomunicazione nei confronti di consumatori finali italiani.

Equitalia può pignorare la prima casa ?

E’ noto che in Italia il contribuente vive il fisco e l’agente della riscossione dei tributi Equitalia come una disgrazia inevitabile che è impossibile fermare una volta che si è messa in moto. Molte famiglie si sono trovate con ipoteca iscritta sulla casa di proprietà senza esserne venute a conoscenza. Ipoteche sono state iscritte da Equitalia anche per crediti di importo molto basso e senza mai preavvisare i contribuenti che in questo modo si trovano sottoposti ad una procedura esecutiva. La Corte di Cassazione ha riaffermato che Equitalia non può pignorare la prima casa. In questo articolo cerchiamo di spiegare come stanno effettivamente le cose.
La prima casa è pignorabile in presenza di debiti verso altri soggetti, ad esempio la banca con la quale ho contratto il mutuo. Se non pago le rate del mutuo la banca procederà al pignoramento ed alla vendita della casa. La impignorabilità della prima casa vale soltanto per Equitalia, a condizione che la prima casa sia il luogo di residenza del debitore e che non sia una casa di lusso.
Ciò non vuol dire che il contribuente possa essere del tutto tranquillo nei confronti di Equitalia. Infatti, pur non potendo procedere al pignoramento e alla vendita forzata della casa, Equitalia potrà iscrivere sulla casa ipoteca giudiziale per garantire la soddisfazione futura del suo credito. In questo modo quando il cittadino andrà a vendere la sua casa non potrà farlo se non avrà prima saldato il debito. Solitamente il contribuente scopre la ipoteca giudiziale dopo anni e quindi il suo debito con Equitalia sarà molto cresciuto perchè dovrà aggiungere al debito originario la mora per il ritardato pagamento e gli interessi. Inoltre se viene promossa una procedura esecutiva (pignoramento immobiliare) ad opera di altri soggetti (Ad esempio la banca alla quale non ho pagato il mutuo), Equitalia potrà intervenire in tale procedura e quindi chiedere il saldo anche del suo credito.
Se poi la prima casa ha un box o una cantna (pertinenze) questi potranno essere pignorati.
Il divieto di pignoramento della prima casa non vale per gli immobili di lusso o accatastati come A/8 e A/9 (ville e castelli).
Per quanto riguarda la pignorabilità degli altri eventuali immobili di proprietà del debitore (ad esempio seconde case), affinchè Equitalia possa procedere al pignoramento, il debito dovrà essere non inferiore ai 120 mila euro.
La procedura esecutiva può essere avviata solo nel momento in cui sia stata preventivamente iscritta l’ipoteca e siano decorsi 6 mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto.

Il Tai Chi Chuan ed i benefici sulla psiche

Il Tai Chi Chuan è un’antica arte marziale cinese basata sul concetto taoista di Ying-Yang, l’eterna alleanza degli opposti. Tai Chi Chuan significa”suprema arte di combattimento”che oggi si è tramutata in una forma di esercizio per la salute ed il benessere anche se continua ad essere anche un sistema di difesa.
La pratica del Tai Chi Chuan si basa sull’esecuzione di una serie di movimenti lenti e circolari che ricordano una danza silenziosa, ma che in realtà mimano la lotta con un opponente immaginario.
Lo studio del Tai Chi Chuan inizia con la sequenza di movimenti detta “forma lenta”. Gradualmente si studiano i movimenti e si introducono i principi fondamentali: si impara ad acquietare la mente, a muovere il corpo in modo rilassato e consapevole, a calmare il respiro. La pratica attenta e costante di queste tecniche, grazie alla loro morbidezza, alla circolarità e alla lentezza con cui vengono eseguiti, rende il corpo più agile e armonioso migliora la postura ed ha un effetto benefico sul sistema nervoso e sulla circolazione. Scopo ultimo di questa arte è stimolare il libero fluire dell’energia vitale (il CHI) e ristabilire armonia ed equilibrio tra corpo, mente e spirito, yin e yang.
Quali sono i benefici del Tai Chi Chuan
Il Tai Chi Chuan può essere praticato a tutte le età e per tutta la vita. E’ un esercizio che conserva la salute e favorisce notevolmente l’equilibro psicofisico di ognuno.
Attraverso la pratica del tai chi si raggiunge il rilassamento mentale e si favorisce la concentrazione, si riduce lo stress, migliorano articolazione e respirazione, si prevengono molte malattie aumentando la resistenza e la forza del corpo, prevenzione dell’osteoporosi, aiuto ad alleviare i dolori causati da problemi alla schiena e alle spalle. Il Tai Chi Chuan, con i suoi movimenti morbidi e armoniosi, contribuisce a rendere più flessibili le articolazioni, eliminando blocchi cronici e a rendendo più scorrevole libero il flusso energetico.
Per ottenere questi benefici tuttavia, bisogna avere disciplina, perseveranza e pazienza praticando questa disciplina con costanza e per lungo tempo.

LA RINUNCIA ALL’EREDITA’

Il diritto di accettare l’eredità che nasce dall’apertura di una successione (ossia dalla morte di un parente o di una persona che ci nomina eredi con un testamento) non ha durata eterna ma puo’ cessare. La estinzione del diritto di accettazione avviene o per il trascorrere del tempo senza che ci sia una accettazione tacita o esplicita dell’eredità (si tratta della prescrizione che per l’accettazione di eredità è di 10 anni), oppure per rinuncia dell’avente diritto. Qui parliamo della rinuncia all’eredità.
L’erede può manifestare la volontà di non acquisire quanto gli viene offerto per legge o per testamento a seguito della morte di un soggetto. Con la rinuncia si dismette il diritto all’eredità senza poterlo trasmettere ad altri. Pertanto se, ad esempio, muore mio padre ed io rinuncio alla mia quota di beni, non posso con l’atto di rinuncia trasmettere il diritto a una persona da me scelta.
La rinuncia è un atto di straordinaria amministrazione che non può essere compiuto da persone che non abbiano la piena capacità di agire: gli incapaci (ad esempio le persone intredette o inabilitate) devono compiere la rinuncia attraverso il rappresentante o il curatore previa autorizzazione del giudice tutelare. Nel caso che l’erede che deve rinunciare sia un minorenne la rinuncia deve essere fatta dai genitori previa autorizzazione del giudice tutelare.
La rinuncia deve essere gratuita, non deve essere condizionata (rinuncio a patto che…) o a termine (rinuncio fino al 2020) oppure parziale (rinuncio a questo appartamento ma tengo i soldi del conto corrente).
Come si fa la rinuncia? Il chiamato all’eredità deve recarsi da un notaio di sua fiducia oppure può recarsi presso il Tribunale del luogo dove si è aperta la successione e fare una dichiaazione di rinunzia al cancelliere presso l’ufficio successioni,
Quali documenti occorrono? Documento di identità del rinunciante e suo codice fiscale; certificato di morte in carta semplice; copia dell’eventuale testamento; codice fiscale del defunto; copia conforme del provvedimento di autorizzazione del giudice Tutelare nel caso di rinuncia per minorenni o incapaci.
La procedura ha dei costi che occorre verificare preventivamente poiché possono cambiare di anno in anno. Attualmente occorre effettuare un versamento di euro 200 mediante modello F23 ed apporre marche da bollo da euro 16 per ogni copia della dichiarazione di rinuncia.

I maltrattamenti in famiglia e gli ordini di protezione.

Nei casi di maltrattamenti che avvengono a danno del coniuge o del convivente in un nucleo familiare la legge italiana ha messo a disposizione delle vittime uno strumento piuttosto semplice e snello per richiedere un intervento immediato che possa far cessare le condotte violente. Si tratta dell’art. 342 bis del codice civile che prevede che “quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio alla integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente, il giudice su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più provvedimenti di cui all’art. 342 ter”.
Cerchiamo di capire brevemente e in parole semplici di cosa si tratta.
Nei casi di violenza fisica o morale o di maltrattamenti la vittima può fare ricorso al giudice del tribunale del luogo dove vive e chiedere che il tribunale ordini alla persona il cui comportamento debba essere censurato, di cessare le condotte violente, di allontanarsi dalla casa familiare e, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima, in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia d’origine, o al domicilio di altri prossimi congiunti o di altre persone ed in prossimità dei luoghi d’istruzione dei figli della coppia, salvo che il destinatario dell’ordine non debba frequentare i medesimi luoghi per esigenze di lavoro.
Con il decreto il giudice puo’ anche richiedere l’intervento dei servizi sociali del territorio o di un centro di mediazione familiare o di associazioni che abbiano come fine statutario il sostegno e l’accoglienza di donne e minori o di altri soggetti vittime di abusi e maltrattati; può ordinare il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi se queste per effetto dell’allontanamento del coniuge o convivente violento rimangono prive di mezzi adeguati, fissando modalita’ e termini di versamento e prescrivendo se necessario che la somma sia versata direttamente all’avente diritto dal datore di lavoro dell’obbligato, detraendola dal suo stipendio.
L’ordine di protezione può durare fino ad un massimo di un anno. Può essere prorogato dal giudice, a richiesta della parte, solo se ricorrono gravi motivi e per un tempo limitato.
Se il coniuge o convivente violento si rifiuta di eseguire l’ordine di protezione il Giudice prenderà provvedimenti per una esecuzione forzata chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine e dell’ufficiale giudiziario.

CRIF, Centrale dei Rischi Finanziari.

Le persone che hanno difficoltà economiche e per questo o altri motivi si trovano a non pagare le rate di prestiti oppure le rate del mutuo oppure gli assegni emessi fanno presto la conoscenza di questa “entità” il cui nome viene utilizzato come una minaccia dalle banche che richiedono i pagamenti. “Se non paga scatta la segnalzione al CRIF”, questa è la classica frase che spesso i debitori si sentono rivolgere. Vediamo cosa è il famigerato CRIF, avvisando che esistono altre società simili cxhe svolgono la stessa funzione.
CRIF (Acronimo che sta per: Centrale Rischi Finanziari) è una società privata che fornisce informazioni creditizie molto utilizzata dalle banche per ottenere informazioni sulla situazione finanziaria di chi richiede prestiti o finanziamenti per acquisti. In buona sostanza ogni qualvolta vi sia un consumatore/cliente che non paga quanto dovuto in virtù di un prestito bancario, di un mutuo o di un finanziamento, oppure che paga con ritardo, il nominativo viene segnalato a questa società che lo inserisce nell’elenco dei cosiddetti cattivi pagatori: in questo modo se quella persona va a richiedere un nuovo prestito il soggetto che dovrebbe dargli il denaro viene a sapere che non è una persona regolare nei pagamenti e può rifiutargli il finanziamento.
Una volta segnalati alla CRIF la cancellazione del nominativo dall’elenco può essere richiesta solo nel caso di ritardati pagamenti e non nel caso di mancati pagamenti.
I tempi variano: la cancellazione avviene dopo un anno dalla regolarizzazione della/e rata/e, se il ritardo nel pagamento ha riguardato solo una o due rate. Se si è pagato più di due rate con ritardo occorre attendere due anni dalla ripresa dei pagamenti regolar. Se infine non sono mai venuti meno i ritardi nei pagamenti occorrerà attendere tre anni dalla estinzione del debito.
E’ possibile in qualsiasi momento richiedere a Crif una visura che riassuma la propria posizione in banca dati. Trascorsi 15 giorni dall’invio del modulo CRIF, verrà inviata al richiedente una comunicazione che illustrerà la posizione del richiedente. Oltre all’elenco degli enti eroganti con i quali sia in corso un rapporto, sia di semplice richiesta o di effettiva erogazione di un finanziamento o mutuo, verrà comunicata la regolarità nei pagamenti ed in caso di ritardi, il numero complessivo delle rate insolute.
Nel caso in cui siate stati iscritti erroneamente nell’elenco dei cattivi pagatori avrete diritto ad ottenere la immediata cancellazione dei vostri dati ed il risarcimento dei danni, sia patrimoniali che non patrimoniali.
E’ importantissimo sapere che prima di effettuare la segnalazione alla centrale dei rischi le banche o le società finanziarie devono inviare al consumatore il preavviso di segnalazione a mezzo di lettera raccomandata. Se non lo fanno saranno responsabili nei vostri confronti e potrà essere richiesto un eventuale risarcimento dei danni.

Quando la casa familiare assegnata in sede di separazione è dei suoceri. Assegnazione e comodato.

Accade ormai sempre più di frequente, soprattutto nel periodo di crisi economica che viviamo che le coppie giovani da poco formate usufruiscano di un immobile messo loro a disposizione gratuitamente dai genitori e che diventa così la casa della nuova famiglia. Spesso la nuova coppia ha uno o più figli e poi entra in crisi e si separa: cosa accade alla casa familiare? La casa non è di proprietà di uno dei coniugi ma, in sede di separazione, viene dal giudice assegnata ad uno dei coniugi quando ci sono figli. Può il genitore proprietario della casa ottenere la sua restituzione dopo chela csa è stata assegnata dal giudice?
La giurisprudenza ha riaffermato che la casa familiare concessa in comodato ad uno dei coniugi ed assegnata dal giudice in sede di separazione deve rimanere a disposizione del coniuge assegnatario che né disporrà fino a quando permangono le esigenze familiari. Generalmente questo vuol dire che fino a quando i figli non diventano autonomi ed autosufficienti economicamente la casa resterà nel la disponibilità del coniuge assegnatario.
Ciò in pratica vuol dire che il proprietario (ovvero il genitore che ha dato al figlio l’uso della casa poi assegnata) non potrà richiedere la restituzione del bene fino a quando permangano le esigenze familiari, a meno che non vi sia un bisogno urgente ed imprevisto. L’urgenza deve essere imminente e concreta e non appositamente generata allo scopo ottenere la restituzione della casa. Si può trattare per esempio del peggioramento improvviso delle condizioni economiche che giustifichi la necessità di vendere il bene. E’ quindi fondamentale per colui che concede l’immobile in comodato conoscere le conseguenze della propria decisione: è infatti probabile che dare la casa in comodato al figlio per destinarla ad abitazione familiare comporti come conseguenza che, in caso di separazione dei coniugi, il genitore che ha concesso la casa in comodato non possa più riprenderne possesso per un tempo molto lungo.

LE NOVITA’ IN MATERIA DI CONTI CORRENTI: LA PORTABILITA’ DEL CONTO CORRENTE

Finalmente qualcosa si muove per i consumatori anche nei confronti delle banche! Il governo ha approvato la nuova normativa in materia di portabilità del conto corrente. Con il dl su banche e investimenti è stata introdotta una norma sulla portabilità dei conti correnti. In buona sostanza è possibile chiedere il trasferimento del conto corrente da una Banca ad un’altra in modo facile, veloce ed economico. Il costo di chiusura del conto corrente sarà a carico della banca. Tutta l’operazione di chiusura andrà completata entro quindici giorni, come previsto dalla direttiva europea in materia e senza oneri e spese per il consumatore. Le disposizioni del governo tengono conto tra l’altro di una recente segnalazione in tal senso dell’Antitrust, il quale stabilisce che gli istituti bancari e i prestatori di servizi di pagamento, in caso di trasferimento di un conto di pagamento, adottano e concludono la procedura entro i termini previsti dalla direttiva europea (massimo 15 giorni) senza oneri e spese di portabilità a carico del cliente.
Nel caso in cui la banca non si adegui alla normativa nelle modalità e nei termini previsti sarà tenuta a risarcire il cliente in misura proporzionale al ritardo e alla disponibilità esistente sul conto di pagamento al momento della richiesta di trasferimento.
Il trasferimento del conto corrente deve essere garantito senza ulteriori oneri e spese per il consumatore. Lo stesso vale anche per il trasferimento di strumenti finanziari (Es: bot, btp,. Azioni etc), di ordini di pagamento (es: rid o bonifici periodici) e di ulteriori servizi e strumenti associati associati al conto.
Infine, nel decreto approvato è stata introdotta una modifica all’articolo 116 del Testo Unico bancario , per tener conto delle innovazioni tecnologiche intervenute nell’operatività delle banche: le banche e gli intermediari finanziari devono rendere noti gli indicatori che assicurano trasparenza alla clientela, come l’indicatore sintetico di costo e il profilo dell’utente, anche attraverso gli sportelli automatici e gli strumenti di accesso remoto ai servizi bancari.