L’equilibrio e l’armonia secondo la Medicina Cinese. I 7 sentimenti.

Secondo la Medicina Cinese per raggiungere la condizione di piena armonia dell’individuo e lo stato di salute psicofisica è fondamentale il concetto di equilibrio. Tutti gli eccessi vengono considerati come cause potenziali di squilibrio e quindi di malattia. In particolare si distingue tra cause esterne, miste ed interne. Tra le cause esterne ricordiamo i traumi, gli agenti patogeni ed i fattori climatici; tra quelle miste la costituzione, gli eccessi sessuali ed alimentari, il lavoro eccessivo e l’affaticamento; infine le cause interne di malattia sono legate agli squilibri a carico degli organi e visceri e alle turbe dei Sette Sentimenti.

I Sette Sentimenti – Rabbia, Gioia, Tristezza, Rimuginio/Pensiero Ossessivo, Ruminazione/Preoccupazione, Paura e Shock (o Terrore/Panico) – sono considerati i principali responsabili delle malattie da causa interna. Sono fattori molto potenti che ci orientano nell’interazione con l’ambiente guidandoci nelle nostre scelte e determinando le nostre risposte agli stimoli esterni. In altre parole rappresentano la nostra risposta emotiva alle sollecitazioni provenienti dall’ambiente.

Ovviamente i Sette Sentimenti sono parte integrante della vita emotiva di ogni persona e non sono di per sé causa di patologia. Lo diventano solo se sono eccessivi, se permangono per molto tempo senza fluire liberamente o se vengono rimossi dalla coscienza causando stagnazione di Chi.
Dal momento che il corpo e la mente formano un entità indissolubile ed integrata, l’eccesso di un sentimento può essere sia la causa sia la conseguenza di uno squilibrio, ad esempio la tristezza eccessiva può attaccare il Polmone causandone un vuoto di Chi, ma un vuoto di Chi del Polmone a sua volta può generare uno stato di tristezza, in un rapporto circolare dove causa ed effetto sono indissolubilmente integrati.

Ogni Sentimento produce un effetto diverso sulla circolazione del Chi e colpisce un Organo in particolare che è il suo organo bersaglio. Oltre all’organo bersaglio possono essere colpiti, più o meno direttamente, anche altri Organi. In particolare è sempre presente una lesione del Cuore. Indipendentemente dallo specifico sentimento considerato, nelle turbe dei Sette Sentimenti il Cuore è sempre colpito, anche se indirettamente. Questo perchè il Cuore ospita lo Shen, che è l’origine delle nostre facoltà intellettuali e psichiche, è responsabile della coscienza e della cognizione, ed è in grado di riconoscere e percepire l’effetto della tensione emotiva. Una turba dello Shen si può manifestare con sintomi come: irritabilità, agitazione, inquietudine, angoscia, insonnia, oppressione toracica.

Tornando agli effetti specifici dei Sette Sentimenti sulla circolazione energetica e sui vari organi abbiamo che:

– La Rabbia, che comprende anche risentimento, frustrazione, irritabilità, collera, indignazione ed amarezza, fa salire il Chi e colpisce il Fegato. I sintomi più comuni sono: cefalea (laterale o al vertice), vertigini, acufeni, rigidità nucale, faccia rossa, occhi rossi o doloranti, fotofobia, bocca amara, contratture muscolare, irritabilità e in alcuni casi gravi scatti di collera e di violenza. Se la Rabbia viene repressa e rivolta verso l’interno anziché avere questi sintomi da eccesso possono manifestarsi sintomi come pallore e depressione cronica. La Rabbia prolungata, oltre il Fegato, può danneggiare anche lo Stomaco e gli Intestini dando luogo a sintomi come problemi digestivi, vomito, diarrea o stipsi.

– La Gioia eccessiva, intesa sia come agitazione o ipereccitazione costante che come intensa gioia improvvisa, abbassa e rallenta il Chi. Colpisce il Cuore e quindi lo Shen. I sintomi tipici sono: palpitazioni, ipereccitabilità, insonnia, sudorazioni eccessive, comportamenti irragionevoli, logorrea e a volte cefalea in zona temporale.

– La Tristezza, che comprende l’inquietudine, l’afflizione, il rimorso e il lutto, dissolve ed esaurisce il Chi. Colpisce in particolare i Polmoni ed il Cuore determinando sintomi come: pallore, astenia, tosse, dispnea, ansietà, difficoltà a proiettarsi nel futuro, depressione ed amenorrea nelle donne.

– Il Rimuginio o Pensiero Ossessivo annoda il Chi, causandone una stagnazione. Colpisce la Milza, che è l’organo responsabile del pensiero e delle idee. La Milza non è più in grado di svolgere adeguatamente le sue funzioni di trasformazione e di trasporto. I sintomi associati possono essere: difficoltà digestive, dolore all’epigastrio, perdita di appetito fino all’anoressia, gonfiori addominali, feci molli e flautolenza, ipotrofia muscolare, astenia e pallore. L’ideazione è lenta, c’è una notevole rigidità mentale e difficoltà a memorizzare.

– La Ruminazione/Preoccupazione annoda il Chi, e colpisce la Milza ed il Polmone. I sintomi associati sono simili a quelli del Rimuginio e possono essere: difficoltà digestive, dolore all’epigastrio, perdita di appetito, distensione addominale, astenia e pallore. Oppure, se è maggiormente colpito il Polmone, si avranno sintomi come: sensazioni di disagio al torace, lieve dispnea, tosse secca, cove debole, sospiri e incarnato pallido.

– La Paura, intesa sia come stato cronico di paura che come spavento improvviso, fa scendere il Chi e colpisce i Reni. I sintomi associati sono: dolori alle ossa, perdita di controllo degli sfinteri con enuresi notturna, incontinenza urinaria o diarrea. A volte possono comparire sintomi come sensazioni di calore al viso, sudorazione notturna, palpitazioni, bocca e gola secche.

– Lo Shock, che comprende anche il terrore e panico, disperde il Chi e colpisce Cuore e Reni. Provoca un esaurimento improvviso del Chi del Cuore producendo sintomi come palpitazioni, dispnea, insonnia, agitazione, confusione mentale, ansia e depressione. Colpisce anche i Reni perché l’organismo utilizza il Jing renale per rispristinare le energie brutalmente esaurite e può portare quindi a sintomi come sudorazione notturna, bocca secca, acufeni.

Ovviamente i sintomi descritti a proposito dei Sette Sentimenti possono essere ricondotti anche a quadri di disarmonia associati ad altre cause. E’ per questo motivo che l’impostazione di un ciclo di trattamenti shiatsu, finalizzati alla promozione del benessere psicofisico dell’individuo e al suo riequilibrio energetico non può prescindere da una diagnosi completa ed accurata della persona, che va considerata nella sua totalità e complessità.

Dott.ssa Valentina Tabacco
Psicologa, Shiatsuka iscritta alla FISieo
340.3005422 valetabacco@gmail.com

Il Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività (ADHD).

Anche detto ADHD, il Disturbo da Deficit di Attenzione / Iperattività è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo che si manifesta nel 3/7% dei bambini in età scolare e nel 4/5% degli adolescenti.

Il bambino affetto dal disturbo da deficit di attenzione è incapace di prestare attenzione, si presenta disorganizzato, distratto, a scuola si distrae molto facilemnte e per un nonnulla, passa da una attività all’altra senza completarne alcuna, si guarda continuamente intorno durante i compiti o anche guardando la sua trasmissione preferita. Il bambino affetto da Iperattività è incapace di moderare e regolare il proprio comportamento in rapporto al tempo, alle richieste dell’ambiente e degli obiettivi da raggiungere, parla a voce alta, è iperattivo, irrequieto, interrompe in continuazione le attività degli adulti, non rispetta le comuni regole sociali.
In parole semplici tale disturbo comporta difficoltà dell’attenzione, della concentrazione, del controllo degli impulsi e del livello delle attività.
Il bimbo che presenta il Disturbo da Deficit di Attenzione / Iperattività ha un vero e proprio disturbo ed il suo comportamento non dipende affatto dalla mancanza di disciplina educativa o da una fase della crescita. Le conseguenze sono evidenti e tangibili a carico della famiglia e nell’ambito scolastico.
Di fronte a tali comportamenti, spesso, i genitori e gli altri adulti che hanno rapporti con il bambino (insegnanti, genitori di altri bambini etc) si limitano a considerare quel bambino solo un ragazzino maleducato, un bambino non gestibile, esuberante, distruttivo ed a tratti violento. La conseguenza è che si adottano misure punitive più severe e non si capisce che la realtà è ben altra e più profonda.
In presenza quindi di tali caratteristiche comportamentali i genitori dovrebbero affidarsi alla valutazione specialistica di uno psicologo o neuropsichiatra al fine di diagnosticare il Disturbo oppure escluderlo e nel primo caso seguire i consigli dello specialista ed un percorso di recupero. In genere davanti ad un tale Disturbo il trattamento adottato è di tipo multimodale, esso cioè coinvolgerà i genitori, la scuola ed il ragazzo stesso.

In arrivo l’attestato di rischio telematico. Scompare il contrassegno dell’assicurazione per la RCA dal parabrezza.

In attuazione del Decreto “Cresci Italia” (Dl 1/2012), a partire dal 1 luglio 2015 scompariranno gli attestati di rischio in forma cartacea e dal successivo 18 ottobre dovrebbero scomparire anche i contrassegni che oggi si espongono sul parabrezza, venendo anche questi dematerializzati.
In poche parole le compagnie assicuratrici potranno ricavare in modo autonomo gli attestati di rischio attraverso la consultazione della banca dati Ania, che avrà valore ufficiale. In tal modo si dovrebbe avere una diminuzione delle frodi assicurative, che oggi si verificano quando i clienti falsificano gli attestati di rischio per avere una classe migliore e pagare meno l’Rca.
L’attestato di rischio telematico riporterà non solamente il nome del contraente, ma anche il nome del proprietario dell’auto. La smaterializzazione del contrassegno comporterà la sparizione del documento sul parabrezza, cosa che renderà difficili i controlli, per lo meno fino a quando tutto il sistema non andrà a regime.

Pagamenti in contanti. Quali i limiti e gli adempimenti?

Quando ed entro che limiti si possono pagare beni o servizi in contanti?
Si possono effettuare pagamenti in contanti per l’acquisto di beni o servizi fino al limite di euro 999.99, oltre tale importo il pagamento deve essere effettuato mediante bonifico bancario o assegno non trasferibile o carte di credito o bancomat.
Chi viola tale regola rischia sanzioni dall’1% al 40% dell’importo trasferito oltre la soglia consentita, con una penalità minima di euro 3.000.00.
Tale limitazione, ha chiarito qualche giorno fa (il 23 aprile 2015) il Ministero dell’Economia e delle Finanze, si applica a “tutti i soggetti residenti nello Stato indipendentemente dalla loro nazionalità”.
Il limite per i pagamenti in contante è diverso però per il commercio al dettaglio e per le agenzie di viaggio. Per tali attività il limite sale ad euro 15.000.00, ma solo per gli stranieri non residenti in Italia. Tale deroga non vale però quando chi acquista è di uno dei paesi dell’UE e dello Spazio Economico Europeo (Liechtenstein, Islanda e Norvegia).
Nel caso di pagamenti in contante oltre i limiti stabiliti, chi vende il bene o il servizio, i commercianti al dettaglio o le agenzie di viaggio devono trasmettere una comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate in cui deve essere indicato il conto corrente in cui vereseranno gli importi in contanti che riceveranno. Entro il primo giorno feriale successivo al pagamento, infatti, chi riceve il pagamento oltre i limiti dovrà versare il contante incassato sul conto corrente segnalato e consegnare alla Banca la copia della comunicazione trasmessa all’Agenzia delle Entrate.
Nel caso di pagamenti oltre i limiti stabiliti ricevuti da stranieri, i commercianti o le agenzie di viaggi devono chiedere la fotocopia del passaporto e farsi firmare una autocertificazione per attestare che l’interessato “non possiede la cittadinanza italiana né di uno dei paesi Ue o dello Spazio economico europeo e che non è residente in Italia.”.
La regolamentazione dei pagamenti in contanti ha la finalità di consentire la tracciabilità dei movimenti di danaro per contrastare il riciclaggio e l’evasione ed elusione fiscale.

Il prestito vitalizio ipotecario. La legge n. 44 / 2015.

Dal prossimo 6 maggio entra in vigore la legge 44/2015 che disciplina il prestito vitalizio ipotecario per le persone con più di 60 anni. Il prestito vitalizio potrebbe essere una alternativa alla cessione della nuda proprietà: alla morte del proprietario gli eredi decidono se estinguere il debito con la banca o vendere l’immobile al prezzo di mercato.
Il prestito vitalizio ipotecario ha per oggetto la concessione da parte di banche nonche’ di intermediari finanziari di finanziamenti a medio e lungo termine con capitalizzazione annuale di interessi e di spese, riservati a persone fisiche con eta’ superiore a sessanta anni compiuti. Il finanziamento sarà garantito da ipoteca di primo grado sull’immobile che dovrà essere di tipo residenziale.
Il rimborso integrale del prestito  potrà essere richiesto in un’ unica soluzione al momento della morte del soggetto finanziato da parte degli eredi. Altresì il rimborso integrale del prestito potrà essere richiesto qualora vengano trasferiti, in tutto o in parte, la proprieta’ altri diritti reali o di godimento sull’ immobile dato in garanzia oppure vengano compiuti atti che ne riducano significativamente il valore, come, ad esempio, la costituzione di diritti reali di garanzia in favore di terzi che vadano a gravare sull’ immobile.
Il soggetto finanziato potrà comunque, al momento della stipulazione del contratto, concordare modalita’ di rimborso graduale della quota di interessi e delle spese.

Separarsi e divorziare con la Negoziazione Assistita ed altre alternative. La legge n. 162/2014 e la circolare n. 1/15 del Ministero dell’Interno a chiarimento..

La legge n. 162 del 2014 ha previsto e regolamentato nuove formule per separarsi e divorziare consensualmente.
Se la coppia di coniugi ha raggiunto un accordo potrà pertanto optare per una fra le tre soluzioni previste dalla nuova legge: potrà quindi rivolgersi al Tribunale attraverso un ricorso congiunto di separazione o divorzio, seguendo la “vecchia strada”, ma potrà anche optare per la così detta negoziazione assistita oppure rivolgersi direttamente all’Ufficiale dello stato civile.
Lo scopo della nuova norma dovrebbe essere quello di indurre i cittadini a scegliere strade più rapide e semplici nei casi di separazione o divorzio consensuali.
La Negoziazione Assistita è una procedura che richiede necessariamente l’assistenza di due avvocati, pertanto nel caso in cui i coniugi decidano di optare per questa “strada” dovranno farsi assistere ciascuno da un legale.
La Negoziazione Assistita è rivolta anche ai coniugi con prole minorenne, maggiorenne non autosufficiente, incapace o con handicap grave. In tal senso, proprio a tutela di queste categorie di soggetti,la legge ha previsto la necessità di depositare preventivamente l’accordo di negoziazione presso l’ufficio del Pubblico Ministero del Tribunale (Procura della Repubblica ), che avrà la funzione di controllo e tutela delle categorie più deboli. Qualora la Procura ne ravvisi la necessità, potrà rimettere l’accordo al presidente del Tribunale, che fisserà una udienza per la comparizione delle parti.
Per tale ragione quando vi siano situazione particolarmente complesse, i legali di fatto consigliano comunque il ricorso alla vecchia procedura avanti al Tribunale Ordinario che, sebbene richieda un tempo superiore, sarà sicuramente quella maggiormente garantista ed ancora oggi più semplice. In tali ipotesi infatti si rischia appunto che il PM “blocchi” la procedura e rimetta l’accordo al Presidente del Tribunale, così che la strada che era stata scelta perché la più breve si trasformerà di fatto in una strada più lunga.
La Negoziazione consiste in tre fasi: l’invito, la convenzione e l’accordo. Saranno gli avvocati a seguire la procedura descritta dalla legge, osservando tutte le prescrizioni richieste ai fini della validità della Negoziazione.
In ogni caso l’avvocato avrà l’obbligo di informare il cliente in merito alla possibilità di ricorrere alla Negoziazione Assistita, quale strada alternativa rispetto alla normale procedura di separazione consensuale o divorzio congiunto.
Quanto alla competenza territoriale, secondo molti Tribunali, per le separazioni è territorialmente competente la procura in cui i coniugi hanno avuto l’ultima residenza comune ed in caso di divorzio quella in cui almeno uno dei due coniugi ha la residenza.
Tornato l’accordo dall’ufficio del PM, gli avvocati dovranno provvedere a depositarlo presso l’Ufficiale dello stato civile il quale dovrà ricevere (almeno da uno dei due avvocati) l’accordo autorizzato, sanzionando i professionisti in caso di inadempimento.
Ogni Comune sta adottando metodi diversi per la ricezione degli accordi, anche secondo il grado d’informatizzazione degli uffici.
L’accordo deve essere trascritto a cura dell’ufficiale dello stato civile ai sensi dell’art. 63 d.p.r. 396/2000 e dovrà essere annotato sia negli atti di nascita dei coniugi sia nell’atto di matrimonio.
L’accordo raggiunto a seguito della convenzione produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali di separazione, divorzio e modifica delle condizioni di questi. Dalla data certificata nell’accordo di separazione concluso a seguito di negoziazione assistita decorre il termine per la domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio. Gli avvocati che hanno sottoscritto l’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita dovranno poi trasmetterne copia al Consiglio dell’Ordine ai fini del monitoraggio delle procedure e per la trasmissione dei dati al Ministero della giustizia.
L’altra procedura per separarsi o divorziare consensualmente consiste nella dichiarazione diretta all’ufficiale dello Stato civile. Questa strada però è riservata solo alle coppie senza figli minori o maggiorenni ma non autonomi o con handicap o incapaci. La recente circolare n. 1/15 del Ministero dell’ Interno ha chiarito che i figli ai quali fa riferimento la legge sono solamente i figli che la coppia di coniugi che vuole divorziare ha in comune e non anche i figli che ciascuno dovesse avere con altre persone.
I coniugi possono recarsi presso il Comune di residenza di uno di loro o il comune in cui il matrimonio è stato iscritto o trascritto e, innanzi al Sindaco quale ufficiale dello stato civile, concludere un accordo di separazione o di divorzio alle condizioni da loro stessi concordate. La stessa cosa può avvenire per la modifica delle precedenti condizioni di separazione e divorzio. In questi casi i coniugi non hanno bisogno dell’assistenza di un legale e possono procedere personalmente.
L’altra limitazione è data dal fatto che l’accordo non può contenere trasferimenti patrimoniali. Tale limitazione è molto discussa ed oggetto di diverse interpretazioni. La recente circolare n. 1 del 29 Aprile 2015 del Ministero dell’Interno ha chiarito che può essere oggetto dell’accordo la previsione dell’assegno di mantenimento o divorzile periodico (mensile), ma non anche il così detto “assegno una tantum”, che invece costituirebbe un trasferimento patrimoniale.
Anche l’accordo concluso innanzi all’Ufficiale dello stato civile produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali di separazione o divorzio. I sei mesi di separazione legale ai fini della richiesta successiva di divorzio decorreranno dalla data dell’atto contenente l’accordo e non quella della conferma, secondo quanto specificato dalla circolare 19/2014.

Il Divorzio Breve è legge.

Al via la legge sul così detto “divorzio breve”. Ieri è stata approvata in via definitiva la tanto attesa legge e dopo ben 40 anni dalla legge sul divorzio, finalmente, siè arrivati anche in Italia ad una legge che consenta alle coppie separate di ottenere rapidamente il divorzio.

Prima di questa importante ed epocale riforma era possibile chiedere il divorzio solamente trascorsi tre anni dalla separazione. Era un tempo molto lungo, eccessivamente lungo per i nuovi tempi, che di fatto impediva alle persone separate di poter formalizzare una nuova famiglia prima di tre anni dalla separazione.

Con la nuova legge sarà possibile chiedere il divorzio dopo solo sei mesi dalla separazione se consensuale e dopo un anno se giudiziale. Questo vuol dire che se i coniugi si sono separati consensualmente, potranno ottenere il divorzio dopo soli sei mesi dalla pronuncia della separazione. Se invece i coniugi si sono separati in via giudiziale (quindi attraverso una causa), potranno chiedere il divorzio trascorso un anno dalla prima udienza di separazione e potranno chiedere il divorzio anche se il procedimento di separazione sia ancora in corso.

Ricordiamo per altro che il divorzio è un diritto, garantito e tutelato e che non  possibile opporsi alla richiesta di divorzio. Una opposizione determina unicamente la necessità per la parte che voglia divorziare di far ricorso al divorzio giudiziale e cioè ad una causa vera e propria. In ogni caso,però, il divorzio verrà pronunziato.

Altra innovazione sta nel fatto che la separazione dei beni dei coniugi e quindi lo scioglimento della comunione dei beni dei coniugi si instaurerà a partire dal momento in cui i coniugi verranno autorizzati a vivere separati nella separazione giudiziale, mentre dal momento della firma del verbale di separazione nella separazione consensuale, sempre salva l’omologa del Tribunale.

La nuova disciplina del divorzio breve sarà applicabile da subito anche ai procedimenti di separazione giudiziale già in corso.

 

Le nuove dipendenze, La Ludopatia (dipendenza da gioco d’azzardo).

La dipendenza da gioco d’azzardo (anche detta Ludopatia) rientra nell’ambito delle così dette “new addictions” ovvero le nuove forme di dipendenza.
Le dipendenze si suddividono (1999, Alonzo Fernandez) in sociali o legali ed asociali o illegali. Queste ultime, come è facile intuire, sono caratterizzate da comportamenti illegali come l’uso di droghe, il rubare, lo stuprare etc.
Fra le dipendenze legali, invece, vi sono comportamenti ed attività socialmente accettati e non vietati i quali divengono appunto dipendenze vere e proprie, non determinate dall’uso di sostanze chimiche. Sono per questo anche definite dipendenze comportamentali. Fra queste vi è la dipendenza dal gioco, la dipendenza da sesso, da internet, da shopping, da lavoro. Si tratta in ogni caso di comportamenti compulsivi patologici, che il soggetto non riesce a controllare e quindi possono comportare gravi problemi e danni. Le dipendenze legali sono state in qualche modo determinate e favorite dal progresso tecnologico e da internet, che è sicuramente un valido strumento di informazione, comunicazione e socializzazione, ma è anche uno strumento attraverso il quale è possibile astrarsi dalla realtà e cadere in mondi paralleli virtuali avviluppanti e pericolosi.
La ludopatia in particolare consiste nella incapacità di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse, che porta il soggetto a ripetere all’infinito il comportamento “del gioco”, pur nella consapevolezza delle gravi conseguenze che questo possa causare. Chi gioca d’azzardo azzera quasi il resto della propria vita pur di dedicarsi all’attività del gioco, smette di lavorare, di studiare o di dedicarsi alla famiglia. Inoltre, pur di reperire il denaro per il gioco, rischia di arrivare a tenere comportamenti socialmente illegali come il furto o la frode. Le conseguenze di questa dipendenza possono essere gravissime e possono distruggere la vita di chi ne sia affetto e di chi lo circonda. In alcuni casi si può arrivare fin anche al suicidio perché il soggetto affetto dalla ludopatia non sa più come porvi rimedio e come controllarsi.
Non si sa ancora con certezza l’origine di questa dipendenza , che in ogni caso presenta fattori di rischio sia genetici che ambientali.
In genere il disturbo è più diffuso fra gli uomini, per i quali la ludopatia può avere origine fin dall’adolescenza, mentre nelle donne fra i 20 ed i 40 anni. Sicuramente la ludopatia è oggi una dipendenza che si sta diffondendo in modo esponenziale fra i più giovani, a causa anche dei continui stimoli al gioco d’azzardo provenienti dalla rete o dalla diffusione di centri per scommesse.
Altri fattori di rischio, oltre all’età, sono la presenza di altri disturbi comportamentali (es. sindrome da iperattività o da deficit di attenzione) o dell’umore (depressione, sindrome bipolare), dall’uso di sostanze ovvero anche la presenza di altri disturbi comportamentali come quello dei “soggetti schiavi del lavoro”.
Altro fattore è quello genetico, cioè la familiarità (in genere soggetti che vengono da famiglie dedite al gioco d’azzardo sono a rischio).
Altro fattore di rischio è dato poi dall’uso di alcuni farmaci, come quelli per il parkinson.
La ludopatia è curabile attraverso la psicoterapia, cure farmacologiche e partecipazione a gruppi di aiuto.

Sicuramente, se in famiglia si ha la certezza o il dubbio che un caro presenti i sintomi tipici della ludopatia, si dovrà fare in modo che inizi a seguire un percorso di recupero e di cura e non dovrà trascurarsi il pericolo che si nasconde dietro a tale dipendenza, che, spesso, rischia di far crollare a picco tutta la famiglia e l’economia familiare. In presenza di un tale problema i familiari per primi dovranno informarsi e chidere consiglio ad uno psicologo sul come relazionarsi con chi sia colpito da tale dipendenza e come proteggerlo e proteggere la famiglia.
La ludopatia, pur avendo tratti propri del disturbo ossessivo compulsivo, costituisce in realtà una patologia a se stante. Tanto è vero che il DDL 13/9/2012 n. 158 ha inserito la ludopatia nei “Livelli Essenziali di Assistenza” (Lea), con la previsione di prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione

L’ Assegno Sociale.

L’assegno sociale è una prestazione economica a favore dei cittadini che si trovano in condizioni disagiate con redditi molto bassi. Ha sostituito, a decorrere dal 1° gennaio 1996, la pensione sociale.
Si ha diritto all’assegno sociale in base al reddito personale per i cittadini non sposati e in base al reddito cumulato con quello del coniuge, per i cittadini sposati. Non è reversibile ai familiari superstiti e non può essere erogato in caso si trasferimento del cittadino all’estero. Nel caso di soggiorno all’estero del titolare superiore a 30 giorni l’assegno viene sospeso. Decorso un anno dalla sospensione l’assegno viene revocato.
Per ottenere l’assegno è necessario avere i seguenti requisiti:
• Avere almeno 65 anni e 3 mesi di età;
• essere in stato di bisogno economico;
• avere la cittadinanza italiana;
• per i cittadini stranieri comunitari: essere iscritti all’anagrafe del comune di residenza;
• per i cittadini extracomunitari: esser tittolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno);
• avere la residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio nazionale.

La domanda dell’assegno deve essere rivolta all’INPS esclusivamente per via telematica. E’ possibile rivolgersi a un patronato per inviare la domanda.
Il pagamento della prestazione decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, se risultano soddisfatti tutti i requisiti; previsti dalla legge.
La misura massima dell’assegno è pari a 448,52 euro per 13 mensilità e per l’anno 2015 il limite di reddito è pari ad 5.830,76 euro annui.
Hanno diritto all’assegno in misura intera i soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito e i soggetti coniugati che abbiano un reddito familiare inferiore all’ammontare annuo dell’assegno.
Hanno diritto all’assegno in misura ridotta i soggetti non coniugati che hanno un reddito inferiore all’importo annuo dell’assegno e i soggetti coniugati che hanno un reddito familiare inferiore al doppio dell’importo annuo dell’assegno.
Ai fini dell’attribuzione dell’assegno sociale si considerano i redditi del richiedente e del coniuge come di seguito indicati:
redditi assoggettabili all’IRPEF, al netto dell’imposizione fiscale e contributiva;  redditi esenti da imposta;  redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (vincite derivanti dalla sorte, da giochi di abilità, da concorsi a premi, corrisposte dallo Stato, da persone giuridiche pubbliche e private); redditi soggetti ad imposta sostitutiva (interessi postali e bancari; interessi dei BOT,CCT e di ogni altro titolo di Stato; interessi, premi ed altri frutti delle obbligazioni e titoli similari, emessi da banche e società per azioni; etc.); redditi di terreni e fabbricati; pensioni di guerra; rendite vitalizie erogate dall’INAIL; pensioni dirette erogate da Stati esteri; pensioni ed assegni erogati agli invalidi civili, ai ciechi civili, ai sordi; assegni alimentari corrisposti a norma del codice civile.
Ai fini dell’attribuzione dell’assegno sociale non si considerano: i trattamenti di fine rapporto e le anticipazioni sui trattamenti stessi; il reddito della casa di abitazione; le competenze arretrate soggette a tassazione separata; le indennità di accompagnamento per invalidi civili, ciechi civili e le indennità di comunicazione per i sordi; assegno vitalizio erogato agli ex combattenti della guerra 1915/1918; arretrati di lavoro dipendente prestato all’estero.

IL CAMBIAMENTO DI SESSO, ITER AMMINISTRATIVO / GIUDIZIARIO

Il cambiamento di sesso è una procedura che conduce all’attribuzione del sesso diverso rispetto a quello genetico della persona che lo richiede.
Per arrivare al cambiamento completo anche dal punto di vista amministrativo occorre la c.d. riattribuzione chirurgica di sesso (RCS) che avviene su ordine del giudice contenuto in una sentenza e che comporta l’asportazione dell’apparato riproduttivo originario del richiedente. Tale operazione sarebbe impossibile in assenza di autorizzazione del Giudice.
La legge (art. 31 del D. Lgs. n. 150/2011, comma 4) prevede che “quando risulta necessario un adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico, il tribunale lo autorizza con sentenza passata in giudicato”.
Quindi il richiedente dovrà rivolgersi al Tribunale del luogo di residenza per chieder il cambio di sesso.

Il Tribunale darà incarico ad un Consulente tecnico di Ufficio di verificare la condizione psichica del richiedente e di relazionare il Giudice. Il richiedente potrà a sua volta nominare un proprio consulente tecnico di parte. L’accertamento è considerato essenziale dalle strutture nazionali che hanno approvato e recepito gli Standard italiani sui percorsi di adeguamento dell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere.
A seguito di riattribuzione chirurgica di sesso (RCS) avviene la rettificazione di attribuzione di sesso. Vengono modificati i dati personali, ovvero il nome e il sesso e inseriti nei registri dello stato civile. Anche per tale procedura occorre fare ricorso al Tribunale di residenza producendo tutta la documentazione clinica del percorso di riattribuzione chirurgica. Il Tribunale potrà anche in questo caso nominare un consulente d’ufficio per svolgere indagini. Al termine del procedimento con sentenza il Tribunale ordina all’ufficiale di stato civile la rettifica dell’atto di nascita. La rettifica risulterà solo nell’atto di nascita integrale mentre negli altri certificati (ad esempio certificato ni nascita semplice) ci saranno soltanto i nuovi dati personali.