Quando l’albero del vicino sconfina nel nostro giardino. Cosa fare?

Accade spesso che i rami dell’albero del nostro vicino superino la recinzione e si affaccino sul nostro giardino, facendo cadere pigne o frutti marci o foglie o che le sue radici superino nel sottosuolo la recinzione e sbuchino nel nostro giardino rovinando il lastricato o le nostre piante o sollevando il muro di confine. Lo stesso dicasi per le siepi del vicino che non potate si propagano nella nostra proprietà soffocando le nsotre piante.

Cosa fare in questi casi?

Premesso che la legge (il codice civile) espressamente prevede a quale distanza minima dal confine debbano essere piantate le piante o le siepi, è bene sapere che in tutti i casi nei quali la pianta (o siepe) del vicino ci arrechi danno perchè sconfina bisognerà chiedere al vicino di provvedere alla potatura.

Si tratta quindi di un onere che spetta al proprietario della pianta, il quale deve assicurarsi che essa non cagioni danno ai vicini, tenendola sempre in ordine e facendo in modo che i rami non finiscano nella proprietà altrui.

Se il vicino, ricevuto il bonario invito, non dovesse provvedere alla potatura, allora sarà necessario rivolgersi ad un legale che diffiderà il proprietario della pianta in modo formale. E se nonostante la diffida nulla verrà posto in essere dal vicino, allora non rimarrà che chiamarlo in causa, richiedendogli anche il risarcimento dei danni.

Tutto ciò per ricordare che non sarà possibile per il proprietario del giardino nel quale i rami si affacciano potarli di propria iniziativa e senza il consenso del vicino, nè tanto meno potarli a sue spese.

Roma, 16 ottobre 2018

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Separazione e divorzio: assegnazione della casa familiare anche se il figlio studia fuori.

La Suprema Corte di Cassazione ha di recente (con ordinanza del 12 ottobre 2018) chiarito i termini della assegnazione della casa familiare in caso di separazione, in particolare riferendosi al caso in cui la figlia maggiorenne dei coniugi separati studia presso una università fuori città.

La Corte ha ribadito in primo luogo il criterio in base al quale la casa familiare viene assegnata ad uno dei coniugi in caso di separazione legale degli stessi (o divorzio). L’unico criterio in realtà è la tutela dei figli minorenni o maggiorenni ma economicamente non autonomi. La casa familiare, cioè, viene considerata come il centro principale degli affetti e degli interessi dei figli e come tale deve esser garantita loro (salvo che non siano maggiorenni ed economicamente autonomi) la permanenza all’interno di essa. Ecco quindi che la casa familiare, anche se di proprietà dell’altro coniuge o in comproprietà fra i coniugi, verrà assegnata al coniuge presso il quale i figli minorenni sono collocati (in genere la madre) o con il quale convivono figli maggiorenni economicamente non autonomi. Pertanto al casa familiare non potrà mai esser assegnata secondo un criterio di sostegno eocnomico al coniuge più debole, ma unicamente per soddisfare il criterio sopra descritto.

L’assgnazione consente al coniuge assegnatario di poter continuare a vivere nella casa familiare dopo al separazione (o divorzio) unitamente ai figli minori o maggiorenni non autonomi. L’assegnazione della casa però non consente  al coniuge assegnatario di poter ricavare frutti dalla assegnazione (cioè ad esempio affittando la casa o parte di essa). Infatti requisito fondamentale è che il coniuge assegnatario viva stabilmente nella casa assegnata e soprattutto che non vi instauri una nuova convivenza con un nuovo compagno/a.

Il quesito che spesso si pone è: se il figlio è maggiorenne non autonomo studente in un’altra città cosa accade? Il coniuge assegnatario conserva il diritto alla assegnazione anche se il figlio in questione vive poco in casa?

Ebbene la giurisprudenza di merito (ad esempio il Tribunale di Roma) e la giurisprudenza di legittimità più di una volta hanno chiarito questo dubbio, precisando (come nella ordinanza della Cassazione di qualche giorno fa) che l’assegnazione della casa permane anche qualora il figlio maggiorenne non autonomo viva per lo più fuori casa a causa degli studi fuori sede. Infatti lo scopo della assegnazione è pur sempre la necessità di garantire al figlio la conservazione dei contatti con le sue origini e con la casa che lo ha visto crescere, anche se di fatto il figlio viva gran parte del tempo fuori città per motivi di studio.

Roma, 16 ottobre 2018

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Ansia da pulizie. Cosa nasconde?

Ansia da pulizie. Molte persone soffrono di questo tipo di ansia, cioè l’ansia di avere sempre tutto in ordine e pulito.

Ecco quindi che la casa o l’ufficio deve essere sempre perfettamente pulito ed in ordine, non si va a dormire se prima non si controlla se tutto sia a posto, non si tollera che in casa ci sia un pò di polvere o che il pavimento non sia stato pulito.

Si tratta quindi di una vera e propria forma di ansia, che per altro è molto più comune e diffusa di quel che pensiamo. Essa può colpire tanto uomini che donne e quindi non è strettamente legata alla figura della madre o moglie che in genere si prende cura della casa. Essa si appropria anche degli uomini, sia in casa che fuori.

Cosa nasconde questa particolare ansia? Indubbiamente essa nasconde la necessità di conservare un forte controllo sulle cose materiali e questo per mantenere di pari passo un forte controllo sulle proprie emozioni. Chi soffre di questo tipo di ansia non alscia scorrere, in genere, le emozioni, le paure, le delusioni, le frustrazioni, le comprime piuttosto nel proprio intimo pensando così di controllare tutto se stesso.

La pulizia esteriore riflette il bisogno di purificarsi da qualche cosa, di pulire la propria anima o la coscienza da qualche cosa che si ritiene sbagliato.

Insomma, l’ansia da pulizia è sintomo di qualche cosa di profondo e sbarazzarsene può consentire di vivere meglio, più liberamente.

Ecco quindi che sarà necessario fare piccoli passi, cercando di far fluire le emozioni, di viverle, anche e soprattutto se sono negative e dolorose. Potrà aiutare dedicarsi a quelche cosa di piacevole, come un hobby o uno sport di gruppo, che potrà alimentare l’autostima e far lavorare il cervello su altri e nuovi piani.

Chi soffre di questa ansia potrà provare a superarla da solo oppure facendosi supportare da un coach o un professionista. Sicuramente sarà errato continuare ad assecondare l’ansia da pulizia e sarà un grosso passo in avanti cercare di migliore la qualità della vita attraverso nuovi orizzonti e nuovi modi di affrontare se stessi.

Roma, 9 ottobre 2018

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Gli Assegni Familiari (Assegni al Nucleo Familiare): cosa sono ed a chi spettano.

Assegni Familiari o Assegni al Nucleo Familiare (ANF) cosa sono?

Si tratta di un aiuto economico a carattere mensile che l’Inps (direttamente o mediante il datore di lavoro) eroga al lavoratore dipendente (o ad altre categorie di soggetti) che si trovi in difficili situazioni economiche  e che abbia nel proprio nucleo familiare il coniuge, figli minorenni o  inabili.  E’ quindi senza dubbio un aiuto economico che viene erogato alle famiglie dei lavoratorio pensionati o altre ben precise categorie di persone.

Gli Assegni Familiari possono essere richiesti solamente da particolari categorie di persone e cioè: dai lavoratori dipendenti o disoccupati o cassintegrati, lavoratori in mobilità o malattia, lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione separata Inps, pensionati da lavoro dipenente.

Gli Assegni Familiari vengono riconociuti al Nucleo Familiare dei soggetti sopra descritti, nel quale si ricomprende: il coniuge, i figli minorenni, i figli maggiorenni inabili, i fratelli le sorelle o i nipoti minorenni o maggiorenni inabili del richiedente a patto che siano orfani di entrambi i genitori e non abbaino diritto alla pensione come superstiti, nonchè i nipoti in linea retta minori o a carico dell’ascendente conviventi con il richiedente. Non rientra nel Nucleo Familiare il coniuge separato legalmente o i figli affidati all’altro coniuge, i figli coniugati, i figli maggiorenni non inabili, i genitori  i fratelli le sorelle ed i nipoti maggiorenni non inabili.

L’ammontare degli Assegni Familiari varia di anno in anno ed a seconda della composizione del nucleo familiare e del reddito del richiedente. Vi sono apposite tabelle che vengono aggiorante di anno in anno dall’Inps.

La domanda va fatta al datore di lavoro entro il 30 giugno di ogni anno, che provvederà ad erogare l’Assegno Familiare mensile direttamente al lavoratore. Qualora invece si tratti di soggetti che non fanno più riferimento ad un datore di alvoro (ad esempio perchè in pensione o disoccupati) la domanda andrà rivolta direttamente all’Inps.

Roma, 9 ottobre 2018

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