Decadenza dalla responsabilità genitoriale: il trasferimento in altra città con il minore senza il consenso dell’altro genitore ne è causa?

La decadenza dalla responsabilità genitoriale (quella che un tempo era chiamata potestà genitoriale) è un provvedimento che può esser preso dal Tribunale per i Minorenni nei casi più gravi, quando cioè in capo ad uno dei genitori di un minorenne non venga ravvisata una idonea capacità genitoriale o comunque comportamenti dannosi per la crescita e lo sviluppo del minore.

Si tratta quindi di una misura molto grave, con la quale il genitore perde il diritto di “fare il genitore”. Non è però un provvedimento definitivo in quanto il genitore decaduto dalla responsabilità genitoriale può sempre richiedere di essere reintegrato dimostrando di aver acquisito la capacità genitoriale, in genere seguendo le prescrizioni del Tribunale in relazione alla frequentazione di percorsi di sostegno alla genitorialità.

Il caso di cui ci occupiamo in questo articolo è quello deciso dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 15949 del 18 giugno 2018. Una madre era stata dichiarata decaduta dalla responsabilità genitoriale dal Tribunale per i Minorenni di Roma in quanto si era trasferita in altra città con il figlio minore senza il consenso del padre.

La Cassazione ha completamente sposato la decisione della Corte di Appello di Roma, secondo la quale il comportamento della donna, seppure censurabile, non può dar luogo ad un provvedimento così grave come la decandenza dalla responsabilità genitoriale soprattutto se, come nel caso in questione, la madre si era trasferita in altra città per trovare lavoro, che aveva perso, e per unirsi ai propri genitori che avrebbero potuto aiutarla.

Inoltre la donna, sottoposta a consulenza tecnica d’ufficio dalla Corte di appello aveva dimostrato di avere una buona capacità genitoriale.

La decisione della Corte di Appello di Roma, poi confermata dalla Suprema Corte di Cassazione, dimostra pertanto che il provvedimento della decadenza dalla responsabilità genitoriale deve essere giustificato da gravi ragioni e dalla effettiva mancanza di capacità di essere e fare il genitore. Nel caso in esame, al contrario, la madre aveva agito unicamente per garantire al figlio una vita migliore in una città dove avrebbe potuto avere l’aiuto della famiglia di origine e dove avrebbe potuto trovare un lavoro.

Roma, 19 giugno 2018

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