Fino a quando il figlio maggiorenne deve essere mantenuto? E quando può chiedere gli alimenti? Differenza fra mantenimento ed alimenti.

Se il figlio maggiorenne, che ormai vive fuori casa, non riesce a mantenersi può chiedere un assegno di mantenimento ai genitori?

Sappiamo che una volta che i figli diventano economicamente autonomi, iniziando quindi a lavorare ed a mantenersi da soli perdono il diritto di essere mantenuti dai genitori. Questi infatti sono tenuti a mantenere economicamente i figli fino a che gli stessi non acquistino l’indipendenza economica. La regola chiaramente vale anche oltre la maggiore età dei figli e sempre che, superata la maggiore età, essi si diano da fare per rendersi autonomi o portando avanti con profitto gli studi al fine di crearsi una professione oppure cercando un lavoro adatto alle loro capacità.

Va da sé che il figlio non può essere mantenuto a vita dai genitori e se non studia e non ricerca fattivamente un lavoro oppure rifiuta di studiare e di lavorare, il suo diritto al mantenimento può venir meno. Il principio è quello per cui non deve essere premiata la pigrizia e la mancanza di voglia di studiare o di lavorare contando sul fatto che “tanto ci sono mamma e papà che mi mantengono”.

Insomma il figlio ultra maggiorenne che passa la giornata sul divano di mamma e papà o al bar rischia di perdere l’appoggio economico dei genitori se non si dà da fare.

Abbiamo anche detto in altre occasioni che, pur non essendo fissata una età massima dei figli oltre la quale essi non devono più essere a carico di mamma e papà, la Cassazione di recente ha individuato i trentaquattro anni quale età massima. Chiaramente ogni caso è a sé.

Ma cosa accade se il figlio maggiorenne che oramai vive fuori casa ad un certo punto non riesce più a mantenersi e non ha mezzi per vivere? Può richiedere nuovamente ai genitori di essere mantenuto?

La risposta è no. Egli potrà però richiedere ai genitori un assegno alimentare, cioè i così detti alimenti. Questi si differenziano dal mantenimento in quanto hanno una portata più limitata e comprendono unicamente lo stretto necessario per vivere.

Gli alimenti però possono essere richiesti solamente se il figlio si trovi in uno stato di bisogno e non sia in grado di provvedere a se stesso per comprovati motivi.

Il caso deciso dalla Cassazione con la sentenza n. 9415 del 12 aprile 2017 riguarda proprio questo.

Un figlio maggiorenne richiedeva al Tribunale di Roma di essere mantenuto dai genitori o di ottenere un assegno alimentare. Il giudizio si svolgeva secondo i vari gradi giungendo in Cassazione. Questa ha appunto precisato che il figlio in tal caso ha diritto non all’assegno di mantenimento, ma a quello alimentare, deciso nella misura di euro 300.00. Il ragazzo infatti non poteva mantenersi e si trovava quindi in uno stato di bisogno in quanto impossibilitato a portare avanti qualsiasi lavoro a causa di una patologia psichiatrica che addirittura lo aveva costretto al tso in diverse occasioni.

13 aprile 2017

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