Niente assegno alla ex moglie che non ha cercato lavoro.

Molto si discute in merito al diritto della ex moglie all’assegno divorzile.

Un cambiamento di rotta si è verificato già nel 2017 con la sentenza n. 11504 con cui la Suprema Corte di Cassazione ha slegato il diritto all’assegno divorzile dal criterio del tenore di vita in costanza di matrimonio, che era stato, sino ad allora, quello determinante. Se durante il matrimonio si aveva un buon tenore di vita (con viaggi, donna di servizio, macchine, iscrizione a centri sportivi etc), lo stesso doveva esser garantito dopo la fine del coniugio.

Si trattava sicuramente di un principio “datato” ed anacronistico, legato ad un periodo passato in cui la donna sposata si votava alla famiglia, rinunciando ad ogni forma di indipendenza economica e lavorativa per dedicarsi completamente alla cura del marito, della casa e dei figli.

Nel 2017 finalmente questa concezione è andata in soffitta ed i giudici, sia di merito che di legittimità, si sono adeguati ai nuovi tempi, caratterizzati dalla autonomia della donna, che alla pari dell’uomo, oltre che pensare alla famiglia, lavora ed è indipendente.

Ecco quindi che la ex moglie non ha più diritto ad esser mantenuta dall’ex coniuge dopo la fine del matrimonio se sia in grado di procurarsi un reddito o se abbia altre entrate.

Lo stesso orientamento ritroviamo nella ordinanza n. 7342/2018 con cui la Corte di Cassazione ribadisce ancora una volta il medesimo principio. In questo caso l’ex marito si libera dell’assegno di 600 euro stabilito in sede di separazione in favore della moglie in quanto viene dimostrato che la signora, di cinquantatre anni, diplomata in lingue, non si è mai data da fare dopo la separazione per cercare un lavoro, nè inviando curriculum, nè iscirvendosi nelle liste di collocamento, pur avendo allora poco più di quaranta anni. Inoltre la stessa aveva avuto una eredità ed è proprietaria della casa ove vive.

Insomma, la solidarietà fra ex coniugi vale solo quando il coniuge più debole si trovi veramente in una situazione di grave difficoltà. Essa però non può sopravvivere davanti alla inerzia del coniuge che, pur avendone le capacità ed i mezzi, non si attiva per rendersi autonomo e che, per altro, ha i mezzi per vivere.

Roma 25 giugno 2018

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