Niente assegno divorzile all’ex coniuge che solo per la breve durata del matrimonio non abbia lavorato.

Si discute molto negli ultimi tempi del diritto o meno della ex coniuge all’assegno divorzile ed alla incidenza del tenore di vita goduto durante il matrimonio.

Con una sentenza pubblicata nel maggio 2018 il Tribunale di Roma si è occupato della richiesta di assegno divorzile avanzata da una signora nei confronti dell’ex marito, rigettandola.

Nel caso in esame svariati sono gli elementi sui quali il tribunale ha fondato la propria decisione. Prima di tutto il matrimonio era durato circa un anno e mezzo, pertanto si era in presenza di una breve durata della convivenza fra i coniugi.

In secondo luogo risultava che la signora, con una laurea specialistica in mano, aveva lavorato sino al matrimonio, smettendo di svolgere attività lavorativa solo per la breve durata del matrimonio. In questo modo la signora non aveva perso la sua capacità di procurarsi redditi ed avrebbe ben potuto, dopo la separazione, darsi da fare per riprendere il lavoro e procurarsi così un reddito.

Il Tribunale ha precisa che a nulla rilevava il fatto che in sede di separazione alla signora era stato riconosciuto un assegno di mantenimento di euro 750.00, poichè la natura e la funzione di detto assegno è completamente diversa da quello di divozio. Quest’ultimo infatti ha una natura prevalentemente assistenziale, dovendo essere riconosciuto quando e se l’altro coniuge non abbia redditi idonei a garantirgli una vita decorosa e vicina al tenore di vita avuto nel corso del matrimonio o comunque non possa procurarseli per motivi oggettivi.

Nel concreto l’impossibilità di procurarsi tali redditi deve essere dimostrata dal coniuge che richiede l’assegno, nè vale la sola circostanza di essere iscritto alle liste di collocamento. E’ al contrario necessario che il coniuge richiedente dimostri di essersi fattivamente attivato per procurarsi un lavoro.

La signora in questione, che aveva oggettivamente capacità lavorativa, sia per età sia perchè laureata e con lavoro stabile sino a prima del breve matrimonio, non ha dimostrato di aver cercato un lavoro. Per tale ragione il Tribunale non le ha riconsciuto l’assegno divorzile, non potendosi tollerare la passività di un coniuge il quale pretenda di vivere alle spalle dell’ex dopo un così breve matrimonio pur avendo la possibilità di mantenersi da solo, come faceva prima del matrimonio.

Ecco quindi che non bisogna pensare che la presenza di un assegno di mantenimento stabilito in sede di separazione sia una garanzia per l’ottenimento dell’assegno divorzile.

Roma, 16/08/2018

@diritti di riproduzione riservati