Separazione e divorzio: assegnazione della casa familiare anche se il figlio studia fuori.

La Suprema Corte di Cassazione ha di recente (con ordinanza del 12 ottobre 2018) chiarito i termini della assegnazione della casa familiare in caso di separazione, in particolare riferendosi al caso in cui la figlia maggiorenne dei coniugi separati studia presso una università fuori città.

La Corte ha ribadito in primo luogo il criterio in base al quale la casa familiare viene assegnata ad uno dei coniugi in caso di separazione legale degli stessi (o divorzio). L’unico criterio in realtà è la tutela dei figli minorenni o maggiorenni ma economicamente non autonomi. La casa familiare, cioè, viene considerata come il centro principale degli affetti e degli interessi dei figli e come tale deve esser garantita loro (salvo che non siano maggiorenni ed economicamente autonomi) la permanenza all’interno di essa. Ecco quindi che la casa familiare, anche se di proprietà dell’altro coniuge o in comproprietà fra i coniugi, verrà assegnata al coniuge presso il quale i figli minorenni sono collocati (in genere la madre) o con il quale convivono figli maggiorenni economicamente non autonomi. Pertanto al casa familiare non potrà mai esser assegnata secondo un criterio di sostegno eocnomico al coniuge più debole, ma unicamente per soddisfare il criterio sopra descritto.

L’assgnazione consente al coniuge assegnatario di poter continuare a vivere nella casa familiare dopo al separazione (o divorzio) unitamente ai figli minori o maggiorenni non autonomi. L’assegnazione della casa però non consente  al coniuge assegnatario di poter ricavare frutti dalla assegnazione (cioè ad esempio affittando la casa o parte di essa). Infatti requisito fondamentale è che il coniuge assegnatario viva stabilmente nella casa assegnata e soprattutto che non vi instauri una nuova convivenza con un nuovo compagno/a.

Il quesito che spesso si pone è: se il figlio è maggiorenne non autonomo studente in un’altra città cosa accade? Il coniuge assegnatario conserva il diritto alla assegnazione anche se il figlio in questione vive poco in casa?

Ebbene la giurisprudenza di merito (ad esempio il Tribunale di Roma) e la giurisprudenza di legittimità più di una volta hanno chiarito questo dubbio, precisando (come nella ordinanza della Cassazione di qualche giorno fa) che l’assegnazione della casa permane anche qualora il figlio maggiorenne non autonomo viva per lo più fuori casa a causa degli studi fuori sede. Infatti lo scopo della assegnazione è pur sempre la necessità di garantire al figlio la conservazione dei contatti con le sue origini e con la casa che lo ha visto crescere, anche se di fatto il figlio viva gran parte del tempo fuori città per motivi di studio.

Roma, 16 ottobre 2018

@diritti di riproduzione riservati