Si alle agevolazioni fiscali sulla prima casa anche se non si traferisce la residenza nei termini di legge qualora l’immobile sia adibito a residenza della famiglia.

Sappiamo che la legge ( Legge 168 del 1982, a cui sono succedute la Legge 118 del 1985, la Legge 415 del 1981 e DPR 131 del 1986) prevede e disciplina le agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa da destinare a propria abitazione a patto che l’acquirente abbia già la residenza nel comune in cui si trova la casa ovvero si impegni nell’atto di acquisto a stabilirla nel detto comune nel termine di diciotto mesi (secondo quanto stabilito dalla Legge 149 del 1995 come modificata dalla Legge 388 del 2000).
Il trasferimento della residenza anagrafica costituisce quindi un vero e proprio impegno ed obbligo del contribuente verso il fisco, il quale, in caso di inosservanza, andrà a richiedere all’acquirente il pagamento di quanto non pagato in forza delle agevolazioni fiscali di cui ha usufruito per l’acquisto della prima casa.
Detto obbligo, però, trova un limite nell’eventuale verificarsi di circostanze imprevedibili ed inevitabili che si verifichino successivamente all’acquisto. In presenza pertanto di tali circostanze l’acquirente che non fissi la residenza nel comune ove si trova l’immobile entro il termine prescritto non decadrà dal beneficio fiscale.
La Cassazione con sentenza n. 1494 del 27 gennaio 2016 ha offerto degli utili chiarimenti in materia.
Nel caso specifico l’acquirente non aveva potuto trasferire nei termini di legge la residenza nel comune ove era ubicato l’immobile acquistato e per il quale aveva richiesto le agevolazioni prima casa in quanto militare di base Nato soggetto a particolari regimi.
La Cassazione ha riconosciuto che tale circostanza non possa definirsi imprevedibile, in quanto conosciuta dall’acquirente e quindi non sia idonea a “scusare” l’acquirente inadempiente. Però, ha osservato la Corte, poiché nel caso specifico nell’immobile viveva in modo stabile la famiglia dell’acquirente è necessario aderire all’orientamento giurisprudenziale per cui “il requisito della residenza va riferito alla famiglia, per cui ove l’immobile acquistato venga adibito a residenza non rileva la diversa residenza di chi ha acquistato in regime di comunione. In particolare bisogna osservare che i coniugi non sono tenuti ad una comune residenza anagrafica, ma reciprocamente alla coabitazione, quindi una interpretazione della legge tributaria conforme ai principi del diritto di famiglia induce a considerare che la coabitazione con il coniuge costituisce un elemento adeguato a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari” (Cassazione n. 14237 del 2000.
Inoltre la Suprema Corte si riporta a quanto pronunciato in precedenza con la sentenza n. 16355/2013 affermando che ciò che in realtà ha rilevanza “non è tanto la residenza dei singoli coniugi, quanto quella della famiglia: l’art. 144 c.c. secondo il quale i coniugi fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e secondo quelle preminenti della famiglia stessa, mentre da una parte riconosce che i coniugi possano avere delle esigenze diverse ai fini della residenza individuale, dall’altra tende a privilegiare le esigenze della famiglia quale oggetto autonomo rispetto ai coniugi, pertanto anche la norma tributaria va letta ed applicata nel senso che diventa prevalente l’interesse della famiglia rispetto a quello dei singoli coniugi, per cui il metro di valutazione dei singoli requisiti per ottenere il beneficio deve essere diverso in considerazione della presenza di un’altra entità quale la famiglia”.
Roma, 8 dicembre 2016
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